Recensiamo oggi il romanzo giallo Anello di piombo, di Piero Colaprico (Mondadori, dicembre 2019). L’autore, già insignito nel 2006 dell’onorificenza dell’Ambrogino d’oro, è un giornalista (caporedattore de “la Repubblica” di Milano) laureato in giurisprudenza, autore di alcuni saggi con taglio giornalistico e di numerosi romanzi gialli, tra i quali spiccano cinque libri della serie con il maresciallo Pietro Binda (i primi tre scritti insieme a Pietro Valpreda), La trilogia della città di M (premio Scerbanenco) e altri romanzi pubblicati da editori della grande distribuzione.

Anello di piombo vede protagonista l’ispettore Francesco Bagni, personaggio ideato dall’autore per la prima volta proprio ne La trilogia della città di M e poi riproposto ne La strategia del gambero.

Siamo a Milano, attorno alla metà degli anni Ottanta. L’ispettore Sebastiano Nesi, detto “Tannone”, sta seguendo il misterioso caso di omicidio dello psichiatra Eleuterio Rupp, freddato sotto casa, in piazza Fratelli Bandiera. Lo stimato professore esce alle 6.45 per condurre il cane alla consueta passeggiata mattutina, quindi riporta a casa la bestiola. Poi ridiscende, si appresta a salire in macchina quando viene affrontato da un uomo che quasi gli appoggia il revolver sulla guancia e gli conficca dentro quattro proiettili calibro 38 sparati a bruciapelo. Chi mai può volere la morte di uno stimato e irreprensibile psichiatra? È possibile che la causa della sua morte sia legata alla sparizione di uno schedario dal suo studio? Perché Rupp conservava nell’armadio una pistola carica, ben oleata, con quattro colpi in canna? Perché aveva dei faldoni sulla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, la madre di tutte le stragi terroristiche italiane?

Mentre Nesi sta indagando per la questura meneghina, anche lui viene trovato morto cadavere, nel bagno di un appartamento sotto sequestro. Il caso viene archiviato in fretta perché ci sono chiari indizi a carico di un uomo della Digos di nome Nunzio Fratoianni, che avrebbe agito per gelosia. Ma è davvero così?

Passano alcuni anni e tocca all’ispettore Francesco Bagni dipanare la matassa ingarbugliata che è costata la vita al suo collega, nonché amico e mentore. L’indagine dell’ispettore Bagni si svolge infatti attraverso un diario lasciato dal Nesi stesso. Seguire gli appunti dell’ispettore morto sembra l’unica possibilità di ristabilire la verità. Attraverso questo diario l’ispettore Bagni viene proiettato nella realtà del defunto collega, in un’indagine che sembra chiamare in causa la strage di Piazza Fontana, e che lo  porterà a scontrarsi con un doppio Stato: “uno legale, che mostra la sua faccia, la sua debolezza e la sua forza; e uno occulto, illegale, dove non contano i ruoli ufficiali, ma altri poteri”.

Con Anello di piombo Colaprico riapre il doloroso capitolo stragista, tornando a ragionare sulla violenza terroristica e la strategia della tensione in Italia. Non a caso il libro è dedicato, oltre che ai suoi colleghi di “Repubblica”, anche al recentemente scomparso Antonio Iosa, colpevole di aver infiltrato la Democrazia Cristiana nella classe operaia, e per questo gambizzato dalle colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse nell’attentato di via Mottarone del primo aprile 1980.

I contenuti di questo romanzo lo emancipano dalla mera narrativa di genere, facendolo assurgere piuttosto a letteratura civile impegnata, come narrazione di un pezzo di storia irrisolta del nostro paese.  In questa prospettiva viene naturale paragonare quest’opera a quelle del suo concittadino e collega scrittore Giuseppe Genna.

Da un punto di vista stilistico, invece, l’autore si conferma una penna mordace, capace di architettare – con una scrittura asciutta ed efficace – un romanzo di grande respiro storico in cui nulla è lasciato al caso, ma di farlo anche in stile quasi giornalistico, vivace e avvincente.

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