Anatomia di uno scandalo romanzo thriller di Sarah VaughanEinaudi ha portato nelle librerie italiane Anatomia di uno scandalo, il romanzo di Sarah Vaughan che è stato uno dei titoli più discussi della prima metà dell’anno.

Anatomia di uno scandalo è stato pubblicato in lingua originale nel gennaio 2018 da Simon & Schuster, con il titolo di Anatomy of a Scandal, ed è ora presente in Einaudi Stile Libero Big con la traduzione di Carla Palmieri.

Vari siti e testate internazionali hanno assegnato ad Anatomia di uno scandalo alcune etichette tutto sommato efficaci per cercare di descriverne sia l’essenza che l’importanza.
Quest’ultima a nostro avviso è dovuta sia alla buona scrittura di Sarah Vaughan che al tempismo della pubblicazione.

In sostanza Anatomia di uno scandalo è stato definito come il #metoo dei marriage thriller. Il marriage thriller è associabile alla recente (dal 2014 in poi, all’incirca) e vincente ondata di romanzi, perlopiù scritti da donne, riferibili a definizioni quali chick noir o domestic noir e richiede quale componente indispensabile, è ovvio, la presenza di un matrimonio come figura portante e centrale alla narrazione.

Crediamo che non ci sia gran bisogno di spiegare l’altra metà del termine, il #metoo. Volendo citare brevemente Wikipedia, si tratta di “movimento di matrice femminista che verte contro le molestie e le violenze contro le donne”, che ha preso piede a partire da fine 2017 in seguito all’arcinoto caso Weinstein.

La definizione sembra essere appropriata, per quanto possono comunque esserlo delle etichette per forza di cose troppo sintetiche e compresse. Studiamo un po’ più da vicino la trama di Anatomia di uno scandalo per poi tornare a parlare di etichette e possibili paragoni.

A Londra, sia negli ambienti di Westminter che fuori, James Whitehouse è una persona ammirata e invidiata, in quanto la vita sembra avergli offerto tutto quel che era possibile offrire. James è infatti sottosegretario al ministero dell’Interno e ha davanti a sé ancora molti scalini di carriera, che sembra in grado di salire senza alcuna fatica, anche grazie al rapporto di amicizia che lo lega con il ministro stesso.

Quando torna a casa James è ancor di più un uomo fortunato, in quanto è sposato con Sophie, moglie splendida e intelligente, e ha due bambini pressoché perfetti. In aggiunta a questo quadro, elemento quasi scontato, James è anche ricco e, per fortuna genetica, pure molto attraente. Potere, bellezza, soldi e privilegio, un poker che raramente ci troviamo in mano.
Ma il poker viene sempre battuto dalla scala, e sta per arrivare una scala di immane potenza a distruggere la vita fin troppo perfetta di James Whitehouse.

La scala è un’accusa di stupro da parte di Olivia, una delle sue assistenti. James ha avuto una relazione con la ragazza, relazione che ha poi interrotto, lasciando una Olivia ancora molto innamorata. I due si incontrano nuovamente in un ascensore e hanno un rapporto sessuale molto concitato che, una volta che la stampa diffonde particolari sulla loro relazione clandestina, Olivia definisce come stupro, mentre James sostiene essere stato un rapporto violento ma consensuale.

Comincia quindi il processo, ed entrano in scena altre due regine in questa memorabile partita a carte.
Una, Kate, è l’avvocata dell’accusa: ha dovuto sudare e faticare per giungere alla sua posizione, vive da sola e si occupa spesso di casi di violenza sessuale.
Non essendo partita da posizioni di privilegio, “non avendo ereditato la parrucca da avvocato dal padre”, è seriamente determinata a livellare per quanto possibile tutti gli ostacoli che il privilegio pone di fronte alla giustizia.

L’altra l’abbiamo già nominata, è Sophie, la moglie di James che, per quanto distrutta dalla notizia che suo marito ha avuto una relazione extra-matrimoniale, non crede suo marito capace di stuprare una donna. Sophie è una donna perspicace e intelligente e si fida del suo giudizio sulle persone, ed è determinata quanto Kate.

Manca una regina dal mazzo? Sì e no, perché c’è anche Holly Day, che conosciamo attraverso dei flashback. Lei è una ragazza di Liverpool che, verso la fine dei Novanta, arriva a Oxford carica di grandissime speranze e con una borsa di studio.
Ma basteranno due semestri per cancellare ogni speranza e metterla in ginocchio, forse definitivamente.

Di lei però, non diciamo altro per non rovinarvi il gusto della lettura.

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Per Anatomia di uno scandalo Sarah Vaughan ha scelto un metodo di narrazione che si compone di varie voci (dei protagonisti, divise in capitoli) e di due linee temporali diverse. Metodo più complesso del solito, che però l’autrice riesce a gestire senza alcun problema.

Il riferimento al movimento #metoo, citato da vari giornalisti, può apparire fuorviante perché si ha spesso la sensazione da “donne contro uomini”, mentre il nodo centrale messo in questione da questo movimento, così come da tantissime altre realtà di vario tipo, è il potere.

Potere, denaro e privilegi distorcono e deformano in modo oppressivo molte relazioni, comprese (ovviamente e anzi, ancor di più) quelle matrimoniali, la sensazione da donne contro uomini è dovuta al fatto che, per ora, il potere è concentrato in larga misura nelle mani degli uomini. Ma procedendo per schematismi allora si può parlare anche di giovani contro vecchi o di neri contro bianchi o, ancora, di resto del mondo contro occidente.
Questo perché gli uomini di potere non sono solo, appunto, uomini, ma anche anziani, bianchi e occidentali.

Nel puntare gli occhi proprio su questo sistema di privilegi e connessioni fra uomini di potere o di futuro potere, Sarah Vaughan è molto brava in entrambe le linee cronologiche.
Ed è altrettanto brava nel seminare fin dall’inizio dubbi e indizi su tutti i protagonisti.

Kate è davvero animata solo da un senso di giustizia? Non rischia, occupandosi prevalentemente di casi di stupro, tutti affrontati con una determinazione quasi inumana, di deformare la sua visione del mondo e di conseguenza il suo comportamento e mire in aula?

E Sophie, nasconde forse qualcosa dietro la sua ostinata e indefessa difesa del marito? Come può reggere in quel modo all’accumularsi, in tribunale, di particolari e racconti? Quale è la reale natura della donna più enigmatica nell’intero romanzo?

Olivia, infine, tanto bella quanto intelligente e dotata di un fascino quasi androgino. È forse il personaggio meno ambiguo per il lettore, che viene portato praticamente fin dall’inizio a pensare determinate cose su di lei. Ma potrebbe essere in grado di riservare qualche sorpresa.

C’è un grande elemento che sfugge se si vuole comprimere Anatomia di uno scandalo nella definizione di #metoo dei marriage thriller: l’ossessione, che è ben presente in molte pagine e personaggi che animano questo romanzo.

Ossessioni che possono essere radicate lontano, in avvenimenti passati, o scaturire più di recente, ma che comunque contagiano e deformano qualsiasi cosa, dalla nostra visione del mondo al comportamento che abbiamo in vari ambienti.

Ed è in questo potere deformante dell’ossessione che Anatomia di uno scandalo è realmente interessante e si distacca dalla media di molte altre letture di questa rovente estate la cui conclusione è ormai vicina.

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Anatomia di uno scandalo
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Anatomia di uno scandalo
  • Sarah Vaughan
  • Editore: Einaudi