Alex - Pierre LemaitreTra i thriller usciti di recente, uno di quelli che probabilmente riscuoterà più successo è Alex, del francese Pierre Lemaitre, edito da Mondadori.
Contraddistinto da un continuum di colpi di scena, si tratta di un romanzo che sta riuscendo nella difficile impresa di piacere sia alla critica che ai lettori, e qui al Thriller Café siamo sempre attenti (o cerchiamo di esserlo) a cercare di segnalare libri che possano rivelarsi interessanti davvero.

Su gentile concessione dell’editore, ve ne riporto l’incipit, così potete farvene una prima idea:

Ad Alex piace da impazzire. È quasi un’ora che va avanti, esita, esce, torna indietro, fa altre prove. Parrucche e toupet. Potrebbe passare pomeriggi interi lì dentro. Ha scoperto questo negozio in boulevard de Strasbourg per caso, tre o quattro anni prima. Si può dire che è entrata quasi senza guardare, per curiosità. È rimasta così colpita a vedersi rossa, trasformata a tal punto, da decidere all’istante che quella parrucca doveva essere sua.
Alex può permettersi di portare quasi qualunque cosa perché è davvero bella. Non è sempre stato così, tutto ha avuto inizio con l’adolescenza. Prima era una bambina piuttosto brutta e tremendamente magra. Ma quando la metamorfosi si è scatenata è stato come un’ondata, il suo corpo è mutato quasi all’improvviso e in pochi mesi, come in un morphing accelerato, Alex è diventata incantevole. Così, dal momento che nessuno, a cominciare da lei, se l’aspettava più, a questa grazia fulminea non ha mai creduto sul serio. E ancora oggi è così. Non avrebbe immaginato, per esempio, che una parrucca rossa potesse donarle tanto. È stata una scoperta. Non aveva sospettato la portata del cambiamento, la sua forza. Una parrucca è un elemento secondario, ma, inspiegabilmente, lei ha avuto la sensazione che nella sua vita stesse accadendo qualcosa di nuovo.
Quella parrucca in realtà non l’ha mai messa. Rientrata a casa si è subito resa conto che era di scarso valore. C’era un che di falso, di brutto, e anche di misero. L’ha buttata. No, non nella spazzatura, in un cassetto del comò. Di tanto in tanto l’ha tirata fuori. Per quanto fosse orrenda, del genere che grida “Sono sintetica e di qualità scadente”, ciò non aveva impedito che Alex, studiandosi allo specchio, vi cogliesse un potenziale a cui aveva voglia di credere. È tornata in boulevard de Strasbourg e si è presa il tempo di guardare le parrucche migliori, a volte un po’ care per il suo stipendio da infermiera interinale, ma che si potevano portare. E si è lanciata.
All’inizio non è facile, bisogna osare. Ma quando di natura si è piuttosto timidi, come Alex, trovare l’audacia per farlo richiede un pomeriggio intero. Studiare il trucco giusto, abbinare i vestiti, le scarpe, la borsa (in realtà scovare quello che va bene tra le cose che si hanno già, non si può ricomprare tutto ogni volta che si cambia idea…). Ma poi esci in strada e subito sei qualcun altro. Non del tutto, quasi. E se questo non cambia la vita, aiuta comunque a passare il tempo, soprattutto quando non si hanno più grandi aspettative.
Alex adora le parrucche che hanno carattere, quelle che inviano messaggi chiari come: “So cosa stai pensando” o “Sono molto brava anche in matematica”. Quella che indossa oggi dice qualcosa tipo: “Una come me non la trovi su Facebook”.
Prende un modello chiamato “Urban choc”, ed è in quel preciso istante che attraverso la vetrina vede l’uomo. Si trova sul marciapiede opposto e fa finta di aspettare qualcuno o qualcosa. È la terza volta in due ore. La sta seguendo. Adesso è una certezza. Perché io? È la prima domanda che Alex si pone. Come se tutte le donne potessero essere seguite da un uomo tranne lei. Come se non notasse costantemente le occhiate, sui mezzi di trasporto, in strada, dentro i negozi. Alex piace agli uomini di ogni età, è il vantaggio di avere trent’anni. Ciò nonostante rimane sempre stupita. “Ce ne sono così tante meglio di me.” Sempre in difetto di fiducia nelle proprie qualità, Alex, sempre tormentata dal dubbio. A partire dall’infanzia. Ha balbettato fino all’adolescenza. Le succede ancora oggi, quando perde il controllo.
Non conosce quell’uomo, uno come lui, con quel fisico, l’avrebbe colpita; no, non l’ha mai visto prima. E poi, un tizio sui cinquant’anni che segue una di trenta… Non ne fa una questione di principio, la cosa la sorprende, tutto qui.

Queste erano le prime due pagine di Alex, di Pierre Lemaitre; La trama potete leggerla a seguire, con annesso booktrailer:

Mentre cammina per le strade di Parigi, Alex, una giovane donna di trent’anni, viene seguita da uno sconosciuto che, dopo averla aggredita e picchiata selvaggiamente, la carica su un anonimo furgone bianco facendo perdere le sue tracce. Portata in un magazzino abbandonato, la ragazza viene rinchiusa in una gabbia di legno appesa a due metri da terra. Per lei non c’è via d’uscita: non sa dove si trova, né cosa voglia quell’uomo che non le rivolge mai la parola. I giorni passano tra mille sofferenze. Piegata dentro quella gabbia che non le permette il minimo movimento, in quel luogo umido e buio, Alex sente che il suo destino è segnato e che nessuno verrà a soccorrerla. Ha una sola certezza: il suo rapitore vuole vederla morire. C’è però un testimone che ha assistito al rapimento, e grazie alla sua segnalazione il comandante di polizia Camille Verhoeven, un uomo fuori dal comune, con un tragico trascorso personale e modi formidabili, inizia a indagare sulla vicenda. Chi è il sequestratore? Perché ha architettato tutto questo? E, soprattutto, chi è davvero Alex? Quando l’aguzzino viene finalmente identificato e la polizia fa irruzione nel luogo del sequestro, la gabbia è vuota. La ragazza si è volatilizzata…

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